lunedì 14 luglio 2014



Mi presento



sono Maria Giovanna, abito a Caserta, sposata, due figlie grandi.
Nel mio blog vi racconterò delle mie passioni, dei miei viaggi e diversi ricordi dell'infanzia.


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Napoli,
un rimpianto antico
che ha il sapore acre delle lacrime
si perde nel cielo e nel mare.
Ricordi intrisi di malinconia
affiorano lungo le tue sponde,
e mi rivedo bimba
in un caldo pomeriggio d’estate
sul lungomare di Mergellina
a contemplar estatica
il volo acrobatico degli alianti.

Mio padre mi tiene per mano
il dito rivolto al cielo
verso l’aliante che scende a picco sul mare.
La sua tenerezza mi pervade
come un fluido caldo
attraverso quella mano
che stringe forte la mia.
Io mi sento felice,
la vita è radiosa,
piena di promesse,
come un mattino di primavera.


Persa in tale reminescenza
mentre contemplo il mare,
nell’identico posto di quel meraviglioso.
giorno della mia infanzia,
mi accorgo che,
per un attimo,
il presente si è dissolto
nel passato
Cerco disperatamente di trattenere quel ricordo
ma è un vano tentare
presto la dolce visione
si dissolve
lasciando un’immane nostalgia nel cuore.





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Turchia:
il fascino dell'Oriente


Istanbul è un'affascinante città dove l’incanto dell’oriente convive meravigliosamente con la modernità dell’occidente. Un ponte sospeso sul Bosforo collega la parte europea con la parte asiatica della città, molto bello da vedere soprattutto di notte quando è illuminato.
Consiglio chiunque volesse recarsi ad Istanbul, per il weekend o per la visita di qualche giorno, di soggiornare nel quartiere Sultanahmet: è il centro storico della città dove sono concentrati i monumenti e le attrazioni di maggiore interesse come la Moschea Blu , Aya Sofia, la Cisterna Cattedrale, l’ippodromo. Tutti questi monumenti sono situati in una piazza enorme dove c’è tanto verde ed una grande fontana, illuminata di notte, che si trova di fronte alla Moschea Blu.
La piazza pullula di venditori ambulanti e turisti, vi si trovano anche bancarelle che vendono castagne e cibi locali, inoltre vi sono molte panchine dove ci si può tranquillamente riposare di fronte allo spettacolo della Moschea Blu e della fontana che, di notte, si accende di tanti colori.
Bellissimi gli interni della Moschea blu così chiamata per le magnifiche maioliche blu che rivestono le pareti,





incantevoli i lampadari circolari che formano splendidi cerchi di luce e le finestre con i vetri colorati. Per poter accedere nella Moschea le donne devono indossare il velo che due persone distribuiscono in un botteghino all’esterno della Moschea;




all’ingresso, poi, vi è una sala minuscola dove bisogna togliere le scarpe che vengono infilate in una busta e portate a mano fino all’uscita.




Mi ha messo subito di buonumore la presenza di un gatto all’interno della Moschea Aya Sofia




Lo sapete che in Turchia vi sono gatti ovunque? Una moltitudine infinita che sbuca da ogni via! Infatti i cultori della religione islamica amano e proteggono questo felino. Si racconta che lo stesso Maometto possedesse una gatta alla quale era molto legato perché lo aveva salvato da un serpente che gli era penetrato nella manica della tunica.

Siamo arrivati ad Istanbul dopo circa due ore di volo e all’aeroporto abbiamo trovato ad attenderci una signora col tipico velo avvolto intorno al capo. Dal pulmino che ci conduceva all’hotel mi sono fatta una prima idea di questa città e sono rimasta subito abbagliata dalla sua bellezza. Una piacevole euforia si è impadronita di me: non vedevo l’ora di cominciare questa mia avventura! Peccato che il tempo non era buono, pioveva e faceva piuttosto freddo mentre in Italia era ancora piena estate. Il giorno dopo abbiamo visitato con la guida tutti i monumenti del Sultanahmet e, poco distante, l’Orient Bazaar.Davvero belle le ceramiche turche, soprattutto le lanterne , avrei voluto comprare tante cose ma mi sono accontentata di qualche ricordino.

Nel primo pomeriggio siamo partiti alla volta di Ankara e nel lasciare Istanbul ci siamo profondamente meravigliati dell’enorme estensione della sua periferia. Dopo due ore di viaggio ancora stavamo attraversando la zona industriale di Istanbul! Il paesaggio fino ad Ankara è simile a quello italiano: pianure, colline e tanto verde; cambia improvvisamente nei pressi di Ankara per diventare arido e desertico. Il giorno dopo abbiamo attraversato in pulmann le strade e alcune piazze di Ankara, una di queste era veramente carina e coperta da una miriade di piccioni, avrei voluto fermarmi per fare qualche foto ma non ci hanno fatto scendere per visitare la città che, in quel momento, era invasa dalle auto dei gendarmi.
Sempre ad Ankara ci siamo limitati a vedere prima il museo delle civiltà anatoliche e poi il mausoleo dedicato ad Ataturk, il fondatore della repubblica turca, del quale la guida ci stava parlando con un’enfasi ed un’ammirazione che rasentava il fanatismo. Il tempo non era buono, continuava a piovere dal giorno prima e faceva freddo.

Aspettavo ansiosa di rimettermi in viaggio perché fremevo dal desiderio di vedere il Lago Salato e la Cappadocia. Sono rimasta molto delusa quando la guida ci ha preannunciato che il lago non si sarebbe presentato nel suo aspetto migliore perché aveva piovuto troppo. Finalmente siamo arrivati sul Lago che, nonostante le numerose pozzanghere, suscitava un grande fascino. Soffiava un vento fortissimo che sembrava volerci trascinare via, ciò nonostante mi sono inoltrata verso la zona più interna dell'enorme estensione di sale dove era meno intaccata dalle piogge e si presentava di un bianco abbagliante.



Siamo arrivati in Cappadocia quando, ormai, la sera aveva avvolto il magnifico paesaggio nelle tenebre. Dopo cena abbiamo partecipato ad una tipica serata danzante turca dove mi ha molto colpito il ballo rotante dei dervisci per il suo intenso significato spirituale e culturale. All’alba della mattina seguente era previsto il volo in mongolfiera ma il forte vento e la pioggia incessante lasciava molti dubbi sulla possibilità della sua realizzazione. Quella mattina ci siamo svegliati prestissimo, alle 5,30 eravamo già nella reception insieme agli altri compagni di viaggio quando abbiamo saputo, con estremo disappunto, che il giro non si poteva fare a causa delle condizioni metereologi che avverse. Siamo tornati estremamente contrariati nelle nostre camere: il giro in mongolfiera era saltato ed ormai non c’era più tempo per riprogrammarlo! Qualche ora dopo ci siamo rialzati e siamo andati a vedere i siti rupestri, caratteristici per le chiese e le abitazioni scavate nella roccia, e i camini delle fate nella valle di Goreme.



Quello di Goreme è senz’altro uno dei paesaggi più insoliti che si possa immaginare con quelle rocce, i camini delle fate, di una forma talmente bizzarra e varia da conferire un aspetto quasi metafisico al paesaggio. Sembrava di stare su un altro pianeta! In quello scenario ultraterreno ho alzato la mia lode e la mia fervida preghiera al Signore perché mi sono sentita molto vicina a Lui. Purtroppo la visita è stata breve: il profondo coinvolgimento spirituale che da tanto tempo agognavo si è dissolto nel giro di qualche ora! Che peccato! Purtroppo i tour organizzati ti vincolano alle loro regole alle quali, volenti o nolenti, bisogna uniformarsi.
Dopo abbiamo visitato la città sotterranea, prima però la guida ci ha avvisato che l’escursione non era adatta a coloro che soffrivano di problemi di respirazione perché si scendeva di almeno quattro livelli sotto terra e durante il cammino non c’era la possibilità di tornare indietro. Devo riconoscere che le parole della guida hanno intimorito un po’ tutti ma all’atto pratico l’escursione non è stata poi così terribile. Certo è stata difficoltosa perchè dovevamo camminare curvi in un passaggio molto basso e stretto e man mano che avanzavamo sembrava che venisse a mancare l’aria, ma forse era solo autosuggestione.
Il mattino dopo , con mio profondo rammarico, abbiamo lasciato la Cappadocia per un altro lunghissimo viaggio che si sarebbe concluso in serata. Ero convinta che la tappa più bella del viaggio l’avessimo lasciata e la steppa anatolica che stavamo attraversando rafforzava la mia convinzione. Ma mi sbagliavo. Quel giorno erano previste due tappe: la prima a Sulthanani per vedere il Caravanserraglio, un edificio che risale al 1200 fatto costruire dai sultani per ospitare le carovane durante i loro spostamenti commerciali. La seconda a Konia, dove abbiamo visitato il Museo e la Moschea dedicati a Rumi Mevlana, il fondatore del Sufismo.


Konia

Parlerò più ampiamente del Sufismo nel video che segue


Prima del calar della sera siamo arrivati nei pressi di Pammukale, di fronte a noi si stagliava il magnifico paesaggio della collina ricoperta di calcare che, col suo manto di un bianco abbagliante, rischiarava le prime ombre serali. La guida ci ha informato che l’albergo dove eravamo diretti era dotato di piscine termali all’aperto nelle quali ci si poteva tuffare anche a notte fonda. Memori delle fredde temperature che ci avevano accompagnato fino ad allora ci chiedevamo come fosse possibile fare il bagno all’aperto, ma quando siamo scesi dal pullman abbiamo constatato con molto piacere che il clima lì era molto più dolce. Siamo saliti in camera, abbiamo indossato il costume e l’accappatoio dato in dotazione dall’hotel e siamo andati alle piscine. Alcuni nostri compagni di viaggio erano già nelle piscine visibilmente soddisfatti ed è stato piacevolissimo immergerci nel tepore avvolgente dell’acqua. Eravamo circondati da un idilliaco ambiente naturale, lontani dalle città e dal traffico, immersi nella più totale quiete, e dal bozzolo caldo di quelle acque purificatrici guardavamo la luna alta nel cielo. Davvero indimenticabile quest’esperienza!


Pammukale


lunedì 2 dicembre 2013




San Gregorio Matese


Il mio pensiero corre sempre all'infanzia e sopratutto ad un episodio che è rimasto indelebilmente impresso nella mia mente. Ricordo che ero piccina, forse sette o otto anni, avevo ancora mia madre e d'estate andavamo a villeggiare in un paesino arroccato sui monti del Matese, San Gregorio.
Mia madre mi portava tutte le mattine nella grande villa del paese dove vi era un ampio spazio erboso sul quale erano collocati diversi giochi per bambini. La mia più grande gioia erano le altalene,sulle quali, spingendomi da sola, arrivavo ad altezze vertiginose. Ricordo che facevamo delle gare per stabilire chi era più bravo ad arrivare il più in alto possibile nel minor tempo.
Un altro gioco che amavo moltissimo era lo scivolo sul quale mi divertivo a salire non dalle scale ma dal piano scivoloso sul quale m'inerpicavo con tutta la mia agilità. Ero diventata abilissima in questa piccola monelleria.
Mia madre sedeva su una panchina e lavorava all'uncinetto dal quale ogni tanto distoglieva lo sguardo per controllarmi. Non dimenticherò mai quando un bimbo, dall'alto dello scivolo, gridò affinchè mi togliessi per permettergli di scendere. Mia madre si accorse del piccolo incidente e mi rimproverò aspramente. Ricordo ancore le sue parole "tu devi essere un buon esempio per gli altri bambini, non devi comportarti come una monella".
Queste parole continuano a risuonarmi nella mente e sono il ricordo più vivo che ho di mia madre perchè poco dopo si ammalò gravemente e non ebbi più la gioia della sua presenza vigile e protettiva.



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Ricordi d'infanzia
affiorano prepotenti
dagli antri più nascosti
del cuore.
Riprovo la stessa ansia
lo stesso spasmodico desiderio
di quando bambina
la domenica mattina
durante le vacanze estive
attendevo te
papà
e restavo in ascolto
di qualsiasi rumore sulla strada
o vicino alla porta
che mi segnalasse il tuo arrivo.


Ogni minuto di ritardo
era per me fonte di grande tormento
e quando finalmente arrivavi
la mia felicità esplodeva incontenibile.
Giungevi sempre carico di biscotti,
anche quello era un modo
per dimostrarmi il tuo amore.
Poi, come preso da una febbre divorante,
ti dedicavi alla mia salute
e ti vedevo armeggiare
con l'odiata siringa di Pennicillina.
Io mi accucciavo tremante sul letto
e restavo immobile,
non osavo voltarmi
nel timore di vedere
l'orribile ago.
Appena finito il tormento
una gioia incredibile m'invadeva
e correvo tra le tue braccia
felice di averti vicino.


Poi uscivamo
e percorrevamo
mano nella mano
le strette e graziose
stradine del paese
per andare in chiesa.
Un lauto pranzo al ristorante
un gigantesco gelato nel pomeriggio
e infine la sera
il momento più triste:
tu dovevi andar via.
Un'altra lunghissima settimana
ci separava
ed io mi sentivo sprofondare
nella disperazione
più profonda,
ti supplicavo di restare
ma il dovere ti chiamava
e con le lacrime agli occhi partivi



Dedicato a te papà




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Nonostante le esitazioni iniziali dovute al ricordo dei vecchi cartoni animati omonimi, ieri sono andata a vedere il film Belle e Sebastiane che mi ha particolarmente colpita non tanto per la trama, carina ma niente di eccezionale, quanto per le meravigliose immagini e le musiche.
E' proprio vero che nell'uomo si nasconde Dio se è capace di cogliere così profondamente la grandiosità della natura in inquadrature di una bellezza sconvolgente e in musiche intrise di dolcezza e di spiritualità. In tutti noi si nasconde l'impronta di Dio ma solo poche persone sono capaci di coglierla nel profondo del proprio essere creando simili capolavori.




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Ieri io e mio marito abbiamo approfittato della bellissima giornata, quasi primaverile, per visitare un magnifico borghetto a pochi km da Positano, Montepertuso. Il nome del paese deriva dalla presenza di un foro (pertuso nel dialetto napoletano) nella montagna che sovrasta il paese. Nostra intenzione era raggiungere quella particolare roccia e a tal scopo abbiamo chiesto informazioni riguardo il percorso che avremmo dovuto seguire. Le risposte sono state unanimi e tutte scoraggianti: “è un cammino lungo e pesante, tutto in salita, sono ben 600 scalini che portano lassù” ci hanno avvisato. Forse ci hanno visti troppo attempati per poter affrontare quell’ escursione, non sapendo che siamo avvezzi alle passeggiate in montagna. Nonostante i pareri negativi della gente abbiamo deciso di tentare la salita. Dopo un breve tratto di sentiero pianeggiante sono iniziati, impietosi, gli scalini. Erano tanti e faticosissimi ma ci fermavamo spesso per riprendere respiro. Dopo un bel po’ siamo giunti in un ampio spazio sterrato che affacciava su una meravigliosa visuale di Montepertuso e della costa, un panorama davvero incantevole che ci ha ripagato di tutta la fatica del percorso. Siamo rimasti un bel po’ a contemplare quella meraviglia che si dispiegava ai nostri occhi e poi abbiamo ripreso il cammino. Dopo un breve tratto pianeggiante siamo arrivati ai piedi di una ripidissima rampa di gradoni che erano moto impervi e pericolosi, si poteva facilmente scivolare e cadere nella profonda scarpata. A quel punto mio marito ha cominciato a stufarsi e insisteva perché tornassimo indietro, ma io sono riuscita a convincerlo che ci sentivamo deboli solo perché non avevamo ancora mangiato. Così ci siamo fermati per consumare il frugale pranzo a sacco: metà pollo allo spiedo comprato in una rosticceria dopo Meta, rivelatosi particolarmente gustoso, patatine, carciofi arrostiti e frutta a volontà. Dopo mangiato mio marito era di nuovo in forze e pronto per riprendere il cammino, meno male! Dopo i gradoni è iniziato un altro tratto pianeggiante che ci ha portato ai piedi della roccia forata che sembrava così irraggiungibile, a detta della gente, ma che poi si è rivelata una passeggiata meno difficile di tante altre che abbiamo fatto in montagna. Ho scattato qualche foto lassù dove faceva un freddo incredibile: c’era molto vento e scendevano gocce d’acqua dalle pareti della montagna. Ci siamo fermati poco tempo perché la temperatura e l’umidità erano davvero proibitive per una sosta, comunque è stata una bellissima escursione che ci ha offerto degli scorci paesaggistici stupendi e sopratutto la soddisfazione di essere riusciti a raggiungere la meta senza mollare.

lunedì 29 aprile 2013






Ieri sera il terrazzo e il giardino erano pieni di lucciole, ovunque era un turbinio scintillante di piccole luci che illuminavano il buio della notte. Seduta sul terrazzo di casa ne osservavo attentamente il volo deliziandomi di quella magica visione. Ho lasciato la porta aperta così qualcuna è entrata in camera e ha volato sul letto girando in tutti gli angoli della stanza con la sua luce intermittente. Mio marito, che cercava di addormentarsi, è rimasto infastidito dalla sua presenza, si è alzato, ha aperto la portafinestra e ha cercato di farla uscire, ma invano. Per fortuna, abbiamo pensato di accendere la luce nel corridoio e spegnerla in camera,riuscendo così ad allontanarla ma mi sarebbe piaciuto addormentarmi con quella magica visione negli occhi


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La natura della Costiera Amalfitana è davvero unica per la varietà delle piante, dei fiori, dei colori, dei profumi e per il suo essere così sospesa tra cielo e mare.
Quì davvero si sente la grandezza di Dio e del Suo Creato




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In alcuni blog mi è capitato di leggere l'enfatizzazione di donne che hanno dedicato la loro vita esclusivamente alla famiglia. Nulla togliendo allo spirito di sacrificio di queste donne che, nella maggior parte dei casi, erano costrette dalla mentalità comune ad un determinato comportamento, pena la riprovazione sociale, io ritengo assolutamente ingiusto che accanto al dovere non si affianchi il diritto di vivere, nei limiti del possibile, le proprie passioni.
La mia passione è viaggiare per cogliere profondamente l'incanto della Creazione: noi viviamo in un mondo bellissimo le cui meraviglie parlano tutte di Dio.
Per me viaggiare è pregare: prego durante il volo perchè nei cieli mi sento più vicina a Dio, prego di fronte alle bellezze della natura perchè esse sono opera di Dio.Ecco cosa sono per me i viaggi: esaltazione dell'opera di Dio e delle sue meraviglie. Questo mio anelito verso la scoperta del mondo e di Dio non m'impedisce, però, di fare tutto ciò che posso per la mia famiglia. Ogni giorno sono io a preparare il pranzo e a casa mia sono esigenti perchè vogliono la pasta tutti i giorni. Almeno due volte la settimana passo manualmente i fagioli e le lenticchie perchè alle mie figlie piace la pasta col purè di questi legumi. Sono anche brava a fare le polpette che, a detta delle mie figlie, sono le più saporite tra quelle che hanno mangiato fuori casa. Ho tanti animali da accudire compresi gli uccellini e a nessuno faccio mancare niente.Una vita a senso unico, fatta solo di doveri e sacrifici, non è giusta e non è auspicabile!


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Ieri è stata una splendida giornata dedicata alla visita di due località incantevoli di cui ignoravo l'esistenza e che ho conosciuto solo grazie alla segnalazione di un mio amico.
In mattinata abbiamo visitato l'oasi delle Mortine che si trova a pochi km da Venafro. La visita del parco naturalistico procede attraverso un sentiero immerso nella foltissima vegetazione che si dilunga per diversi Km in senso circolare per ricollegarsi, infine, al punto di partenza. Spettacolare l'area paludosa situata all'inizio del percorso, attraversata da un ponticello e delimitata da una staccionata di legno.
Sul bordo sinistro del sentiero, nella sua parte iniziale, scorreva una vena d'acqua del fiume Volturno. Appena mi avvicinavo alla riva del fiumicello una nugola di raganelle saltava nell'acqua producendo un rumore stridente. Le piccole rane sparivano immediatamente tra i gorghi e a nulla sono serviti tutti i miei tentativi per immortalarle in una foto.
Nel pomeriggio, senza saperlo, mi aspettava il momento più emozionante della giornata. Siamo andati a vedere la Cipressata che si erge sul grazioso paesino di Fontegreca ai piedi del monte Matese. Appena sono scesa dall'auto sono rimasta folgorata dalla bellezza incredibile del paesaggio.Una ricchissima vegetazione ricopriva le colline circostanti e, tra le tante piante, spiccava il verde intenso dei cipressi.
Questi alberi sono stati introdotti all'epoca dei Greci (da quì il nome del paese: Fontegreca) che avevano l'usanza di piantare dei cipressi a difesa dei corsi d'acqua e sopratutto di sorgenti. La particolarità di questi cipressi, che li pone al centro degli studi dei botanici, è la loro invulnerabilità al cancro della corteccia che li sta sterminando nel resto dell'Italia. Ancora non si è scoperta la ragione della loro grande resistenza a questa malattia. Dopo un'erta ma breve salita si arriva nel cuore della cipressata dove sono rimasta annichilita di fronte alla magnificenza di quel luogo..


Tutta una serie di piccole cascate alimentavano piscine naturali di acqua limpidissima che si aprivanno nel folto del bosco. Diversi ponti in legno sovrastavano queste piscine e l'area era attrezzata di numerose panchine e tavoli per il pic nic.Davvero un posto unico per la sua bellezza e tranquillità

lunedì 4 marzo 2013

Un viaggio sulle orme di Gesù

Sono andata in Terra Santa consapevole che non sarebbe stato un viaggio di piacere ma col desiderio di riavvicinarmi a Dio e di accrescere la mia fede.
Ho visitato tante chiese, basiliche e luoghi sacri a Gerusalemme e a Nazareth ma il tutto si è svolto in modo molto frettoloso, tra una marea di gente che spingeva da ogni parte, con una guida locale sprovvista di microfono che parlava con tono di voce troppo basso e di argomenti che esulavano completamente dallo spirito religioso del luogo ma farciti di motivazioni politiche e sociali non attinenti al nostro bisogno di incontro con il Signore. Delle tre grandi città sacre, Nazaret, Gerusalemme e Betlemme, l'unico episodio che ricordo veramente con piacere l'ho vissuto a Betlemme, quando,di sera, ci siamo recati nella Basilica della Natività per pregare. E' stata una visita riservata unicamente ed eccezionalmente al nostro gruppo, si è svolta nella grotta della natività dove ci siamo ritirati in preghiera per circa quaranta minuti. In quei momenti ho sentito una grande pace dentro e fuori di me: era straordinario poter restare per tanto tempo in quella grotta, senza essere spintonata dalla folla, in un silenzio mistico interrotto solo dalle preghiere. In quella circostanza abbiamo avvertito intensamente il mistero della natività, tanto che, quando siamo andati via, ognuno di noi aveva le lacrime agli occhi. Un altro episodio che mi ha molto impressionato è stato il grande fervore religioso che ho trovato ai piedi del Muro del Pianto. Gente che cantava, pregava a voce alta o stava seduta e toccava la pietra in silente preghiera, formava una scenografia davvero unica. Molti, prima di andar via, indietreggiavano con il viso rivolto verso il muro e ad ogni tot metri, che non saprei quantificare, si fermavano per pregare.

Mio Dio, cosa sta succedendo in Israele?!
Non posso credere che, solo dieci giorni fa, ci trovavamo in quei luoghi! Ma la tensione era palpabile in ogni cosa, sopratutto nell'organizzazione estremamente militare del territorio e nei tanti varchi di confine. Basti pensare che esiste un varco anche tra Betlemme e Gerusalemme che distano solo dieci km ed un muro invalicabile che divide le due città, non solo, la cosa più assurda è che Betlemme è palestinese mentre Gerusalemme è israeliana.

Racconterò sommariamente del mio viaggio in Terra Santa, soffermandomi nella descrizione dei luoghi che hanno colpito maggiormente la mia attenzione o che mi sono piaciuti in particolar modo.
Dopo un volo di oltre tre ore siamo arrivati a Tel Aviv dov'erano ad attenderci due pulmann. Altre due ore di viaggio attraverso le variegate vallate israeliane che alternavano zone completamente desertiche a fertili pianure dove crescevano diffusamente palme e banani. Caratteristici i centri abitati situati sulle alture che si elevavano sull'ampia pianura.In serata siamo arrivati nella cittadina di Haifa che si affaccia sul mar Mediterraneo.


Grotta del profeta Elia

Su un'altura che dominava Haifa si trovava la grotta del profeta Elia e, poco distante,uno stupendo belvedere sulla città. Dopo la messa officiata dal nostro parroco nella grotta di Elia e una breve sosta sul belvedere, siamo ripartiti alla volta di Nazareth dove era previsto il pernottamento. Avrei voluto visitare i giardini di Bahai ad Haifa ma, purtroppo, non erano previsti nel programma di viaggio.
La mattina seguente sveglia alle 6,30 e visita della città di Nazareth.
Prima tappa: la Fontana della Vergine, dove un'antica tradizione colloca il primo incontro dell'Angelo Gabriele con Maria. Secondo gli apocrifi , infatti, l'Annunciazione sarebbe avvenuta in due momenti: una prima apparizione alla sorgente dove Maria, spaventata, sarebbe fuggita a casa, e una seconda a casa, dove l'Angelo del Signore le apparve di nuovo portandole finalmente l'annuncio. In ricordo dell'avvenimento, i greco -ortodossi costruirono la Chiesa dedicata all'Arcangelo Gabriele che si trova poco distante dalla Fontana.
Dopo abbiamo visitato la monumentale Basilica dell'Annunciazione e la Chiesa di San Giuseppe costruita nel luogo dove sorgeva la casa di Giuseppe nella quale la Sacra Famiglia si stabilì dopo il ritorno dall'Egitto.
Infine abbiamo visto la Sinagoga, costituita di un unico ambiente rettangolare di epoca medioevale.
Una breve visita al centro commerciale di Nazareth e, a metà mattinata, partenza per il Monte Tabor dove avvenne la trasfigurazione di Gesù davanti a Pietro, Giovanni e Giacomo. La cima di questo monte si trova a 580m, si raggiunge con taxi o piccoli pullman attraverso una strada stretta e ripida. Molte persone fanno questo percorso a piedi ma noi, per ragioni di tempo, abbiamo preso i pullmini.
Alla sommità del monte c'è la Porta del Vento, l'ingresso principale per raggiungere la Basilica della Trasfigurazione e il sito archeologico. Superata la Porta del Vento, una lunga strada alberata conduce al piazzale antistante la Basilica ombreggiato da piante di alloro e di pepe selvatico. Il posto merita di essere visto non solo per le bellezze architettoniche ma anche e sopratutto per la tipica natura rigogliosissima e per l'incredibile panorama che spazia su tutta la pianura sottostante.


Monte Tabor

Nel pomeriggio abbiamo visitato Cana famosa perchè, in occasione di un matrimonio e su richiesta di Maria, Gesù compì il suo primo miracolo trasformando l'acqua in vino. Per le stradine strette di questa cittadina vi erano bancarelle che esponevano degli enormi melograni di un brillante color porpora e vendevano il loro succo preparato al momento. Ho bevuto un bicchiere intero di quel succo davvero delizioso e dissetante considerato che faceva un gran caldo e bisognava mantenersi ben idratati.
Seconda notte trascorsa nell'albergo di Nazaret e la mattina sveglia alle sei per un appuntamento da me tanto atteso: la partenza per la Giordania. Prima di valicare il confine con la Giordania abbiamo visitato la chiesa e il sito archeologico di Cafarnao dove è stata ritrovata la casa di Simon Pietro. Questo è il luogo che mi è rimasto più impresso nella memoria per la sua struggente bellezza.


Cafarnao

In seguito alla cacciata dei mercanti dal tempio Gesù fu costretto ad abbandonare Nazaret trovando rifugio presso la casa della suocera di Simon Pietro a Cafarnao. Allora questa città, che si trovava in una zona di frontiera, era un grande centro che si dedicava sopratutto al rifornimento e al riposo delle carovane che ivi sostavano prima di proseguire il cammino per l'Egitto. Situata sulle sponde del lago Tiberiade,era molto praticata anche la pesca. Nel 1200, in seguito ad un terremoto, la città fu completamente abbandonata e non si è saputo più nulla di essa finchè un americano ne rinvenì alcuni ruderi. I Francescani acquistarono le rovine dai Turchi e ne fecero un'area archeologica dove fu costruita una chiesa a forma di barca proprio sui resti della casa di Pietro.

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Sito archelogico di Cafarnao

Dell'antica città ora sono rimaste solo le rovine ed una grande pace ed armonia.
In quel luogo ho avvertito intensamente l'atmosfera dei tempi in cui Gesù percorreva quelle strade, si accompagnava con i Suoi discepoli e operava tanti miracoli. Mi sembrava di sentire i Suoi discorsi che si levavano dalla Sinagoga tra il fruscio del vento e il canto degli uccelli. Mi rimane un ricordo molto bello di Cafarnao circondata da valli fertili e rigogliose e lambita dal lago che le conferisce una particolare suggestione.

Lasciata Cafarnao ci siamo messi in viaggio verso la Giordania dove, nel primo pomeriggio, abbiamo visitato l'imponente sito archeologico di Gerash.


Spettacolare il grandioso Forum colonnato che si apre ai nostri occhi e il viale delimitato da colonne, templi e ninfei.


Sito archeologico di Gerash

All'interno di questo sito vi sono due teatri ben conservati dove si tengono numerosi spettacoli.
Davvero interessante anche questa visita, non a caso tale sito fa parte del patrimonio mondiale dell'UNESCO.

Si parte da Gerash diretti ad Amman. In serata arriviamo in città dove è previsto il pernottamento. Un bel hotel quello che ci accoglie ad Amman, lussuoso ed elegante, differente dall'albergo piuttosto decadente di Nazaret. La camera è dotata di tutte le comodità e finemente arredata: io tiro un respiro di sollievo pensando che forse riuscirò a dormire meglio. Non l'avessi mai pensato: prima dell'alba mi sveglio di soprassalto al suono acuto del Muezzin, il richiamo islamico alla preghiera che da un altoparlante si eleva in tutta la città. Rimango affascinata ad ascoltarlo, catturata dalla sua grande potenza mistica. Decido di non riaddormentarmi perchè da lì a poco c'è la sveglia, molto presto quel mattino, perchè dobbiamo affrontare un altro viaggio per raggiungere Petra. Il viaggio verso Petra è stato lungo: tre ore di deserto interrotto, di tanto in tanto, da minuscoli villaggi che sorgono sempre vicino ad un'oasi.
Tre ore di spazi sconfinati immersi nel più assoluto silenzio dove, ogni tanto, appare qualche isolata baracca beduina.
M'immergo nella visione di questo paesaggio col viso incollato al finestrino e penso a quanto siamo piccoli ed indifesi di fronte a quest'immensità. Eppure nelle nostre città ci sentiamo forti, invincibili, i dominatori del pianeta, dimenticando la nostra fragilità di fronte alla grandiosità e al mistero della natura.
Finalmente arriviamo a Petra in una giornata che si preannuncia straordinariamente calda. La guida c'informa subito che, per apprezzare pienamente le bellezze naturali ed architettoniche del sito, bisogna camminare a piedi. Il tratto iniziale del percorso è un largo sentiero in discesa di circa 1km dove si possono ammirare le prime camere funerarie scavate nella roccia dai Nabatei. Il bollente sole del deserto rende i nostri passi molto faticosi ma, per fortuna, dopo una mezzoretta di piena esposizione agli spietati raggi il cammino prosegue all'ombra.
A quel punto ci troviamo di fronte ad un paesaggio maestoso:tra due pareti rocciose di colore rosso e rosa vivo, alte più di cento metri, si apre il Siq, un sentiero molto stretto che si delinea fra queste rocce altissime.

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Il vento ha impresso strane forme a queste rocce che, a volte, assumono delle caratteristiche davvero sorprendenti

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Dopo un km circa di cammino fra quelle alte pareti rocciose, la guida ci dice di chiudere gli occhi e di fare tre passi avanti. Quando apriamo gli occhi si offre a noi uno spettacolo incredibile: tra le alte rocce del Siq compare, come in una fiaba,la magnifica visione della facciata del Tesoro del Faraone. Non posso credere ai miei occhi, ho sempre sognato di vedere da vicino tale magnificenza e, finalmente, ho potuto realizzare il mio desiderio.



Poco lontano è situato il centro vitale della città con il mercato, il Palazzo Reale, il Tribunale, le Tombe Reali e l'antico Teatro

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Si può visitare anche il Monastero, El Deir, situato tra le montagne e raggiungibile a piedi o a dorso di mulo, attraverso una scalinata di 1000 gradini. Per il ritorno c'era la possibilità di prendere il calessino ed in effetti quasi tutti lo hanno preso, solo io e tre ragazze più giovani di me, ci siamo azzardate ad andare a piedi. Finchè c'è stata l'ombra è andato tutto bene, i guai sono cominciati quando è iniziato il tratto in salita completamente scoperto. Erano le due del pomeriggio, nel pieno del calore , ad un certo punto mi è sembrato di non farcela più: mi girava la testa.  Subito mi sono gettata tutta l'acqua che avevo sul capo bagnandomi completamente i capelli, finalmente ho trovato un po' di sollievo riuscendo con estrema difficoltà ad arrivare ai pulmann. Dopo di me sono arrivate anche le ragazze, una delle quali si è sentita male. Dopo pranzo siamo ripartiti alla volta di Amman dove, in serata, abbiamo ascoltato la Messa nell'unica Parrocchia cattolica della città.
Il giorno dopo ci siamo messi in viaggio per tornare a Betlemme, prima però abbiamo visitato il monte Nebo dove Mosè potè ammirare dall'alto la tanto agognata Terra Promessa dove non sarebbe mai arrivato.
Nel pomeriggio abbiamo visitato il Parco del Battesimo sulle rive del fiume Giordano dove Gesù fu battezzato da Giovanni il Battista, poi siamo andati a Gerico sulle rive del Mar Morto. Il gran caldo mi ha invogliato a tuffarmi in quelle acque ricche di sali minerali che mi hanno lasciato la pelle incredibilmente liscia e morbida.



Abbiamo pernottato altre due notti a Betlemme dedicando gli ultimi giorni del viaggio alla visita di tutti gli edifici e luoghi sacri di Gerusalemme. Mi è rimasto molto impresso il Memoriale dei bambini ebrei uccisi durante la deportazione nazista: nel buio quattro candele si riflettono sugli specchi posizionati sulle pareti dell'edificio simulando milioni di candele accese, una per ogni bambino. Bello anche il Giardino dei Giusti che incorpora il Memoriale, nel quale ogni albero piantato ricorda un personaggio che si è distinto per aver salvato degli ebrei. Davvero emozionante questa visita. Abbiamo percorso anche la via storica di Gerusalemme, la Via Dolorosa, oggi stracolma di bancarelle e negozi, la qual cosa non mi è sembrata assolutamente giusta ricordando che fu Gesù stesso a cacciare i mercanti dal tempio.



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Cara, vecchia casa
della mia infanzia
ognor presente nei miei ricordi,
mai potrò dimenticare
l'elegante figura di mia madre
seduta nel grande salotto antico
mentre faceva scivolar veloce
le dita sul pianoforte
colmando l'austera stanza
di dolcissime note.
Ancora echeggia nella mia mente
la soave melodia di Elisa
che mai più, da allora,
ho sentito suonare
con egual afflato.
Povera, cara madre
quanto breve fu la tua vita
e quanto dolorosi
gli ultimi tuoi anni!
Io ti persi ancora bimba
senza averti mai conosciuta veramente,
ricordo solo una signora
alta, bella
con i modi garbati e signorili
sempre china sul tombolo
ad intessere splendidi ricami.
Com'eri preoccupata per me,
cara madre,
come ti dilaniava il tuo amore
e il vedermi sempre così affranta dalla febbre.
Quante volte ti ho vista allontanare
perchè non vedessi
il luccicore dei tuoi occhi!
Non so cosa farei
per sentire ancora
la lieve tua carezza
posarsi delicatamente
sul mio viso febbricitante
e per rivedere i tuoi grandi occhi
umidi di lacrime
specchiarsi e perdersi nei miei.




giovedì 26 luglio 2012




Con oggi, 3 ottobre, è passato un anno dalla partenza per l' Australia e la Polinesia. Non dimenticherò mai Uluru, il monolita nel deserto, un luogo profondamente mistico e impregnato di mistero. Così come non dimenticherò il magnifico paesaggio che si godeva dal terrazzo della camera dove alloggiavamo a Palme Cove, affacciato su un meraviglioso giardino tropicale pieno di uccelli e piante esotiche. E non dimenticherò mai la Grande Barriera Corallina Australiana, una serie ininterrotta di isolette coralline che abbiamo contemplato  dall'aereo mentre lasciavamo il Queensland, e infine Raiatea, con la sua natura selvaggia e l'impetuoso rimbombo dell'oceano.Finchè avrò vita, sono ricordi che resteranno sempre vivi nel mio cuore  e non finirò mai di ringraziare il Signore per avermi fatto vivere quest'esperienza meravigliosa. Stasera festeggiamo l'anniversario con pizza e dolci,

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Domenica scorsa siamo andati a visitare la Valle delle Ferriere. In questa località ci si può arrivare attraverso diversi sentieri che partono da Amalfi, Scala o Pontone: noi abbiamo scelto Pontone come punto di partenza. Questo paesino, molto antico, di origine medioevale, dista pochi km dalle più note località di Scala e Ravello. Nella parte iniziale il percorso era completamente scoperto e il cocente sole di tarda mattinata ci ha creato qualche problema ma dopo una mezzoretta di cammino, con grande sollievo, ci siamo inoltrati nei boschi densi di ombra.
La natura rigogliosissima offriva degli scorci fiabeschi ma la passeggiata si è rivelata comunque una delusione. Abituata alle viste mozzafiato della Punta della Campanella, del Sentiero degli Dei e della Baia di Ieranto, sono rimasta delusa quando, andando avanti nel cammino, mi sono accorta che stavamo scendendo in una gola immersa in una foltissima vegetazione ma priva di un elemento per me essenziale: la vista mare.Di bei paesaggi montani ne ho visti tanti in Abruzzo dove trascorro le vacanze estive! Lungo il percorso, poco prima di arrivare alla valle, abbiamo incrociato un ragazzino ed un giovane in groppa a due asinelli, abbiamo chiesto loro delle informazioni ma essi hanno risposto a monosillabi quasi seccati della nostra presenza. Dopo un po' siamo arrivati nei pressi di una cascata, poco più avanti si apriva una valle costeggiata dal fiume. Abbiamo attraversato il fiume su un guado naturale e ci siamo seduti sulle sue sponde per consumare un frugale pasto. Era pieno giorno ma laggiù, sepolti dalla fitta vegetazione e circondati dalle montagne, c'era un'atmosfera grigia e cupa che aveva qualcosa d'inquietante. Non c'era anima viva, solo di tanto in tanto arrivava qualche gruppo di escursionisti che, dopo una breve sosta, proseguivano il  cammino. Poco lontano c'erano i resti di antichi edifici in pietra, le vecchie ferriere  che un tempo erano in piena attività per la produzione del ferro. Non mi sentivo a mio agio in quel luogo, percepivo una sensazione di pericolo che non riuscivo a spiegarmi. Sono stata in Australia, in Polinesia, ho preso tanti aerei, ma nessun luogo mi ha procurato tale turbamento. Avvertivo qualcosa di sinistro tra quelle mura. All'improvviso abbiamo sentito, e lo ha sentito anche mio marito, un pianto di bambino che ci ha rincuorato un po' pensando che stesse arrivando gente. Ma il tempo passava e non arrivava nessuno, quel pianto però non cessava se non per brevi attimi per riprendere poi più forte ed inquietante di prima. Abbiamo pensato che fosse il verso di qualche animale o il latrato lontano di un cane, in ogni caso non vedevo l'ora di andare via.
Cosa posso dire di quest'escursione? La natura è bellissima ma la valle è troppo tetra, non credo che ci tornerò più.

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Al ritorno dalle vacanze ho trovato la pianta di gelsomino completamente fiorita ed un profumo celestiale mi ha avvinta ed avvolta in una spirale di gioia fisica e spirituale. Ora il giardino è davvero un paradiso: i Cipressi della California sono cresciuti e rinfoltiti ed esalano un incredibile essenza balsamica che si alterna e confonde con l'intenso profumo dei gelsomini. Altre fragranze più leggere come quelle delle Belle di Notte, della Lavanda,del Rosmarino, dell'Elicriso e della Menta si mescolano tra di loro donando all'aria un aroma straordinario.

Un inno alla gioventù



mercoledì 2 maggio 2012



A pochi chilometri da Positano c'è un luogo incredibile sospeso tra cielo e mare ed immerso nel folto di una vegetazione rigogliosissima. Nocelle si trova a circa 400m slm,. protesa sui ripidi pendii dei monti Lattari. Nel minuscolo centro abitato si può circolare solo a piedi lungo una stradina stretta e panoramica, e più avanti, lungo una scalinata che conduce in una graziosa piazzetta dove c'è la chiesa e un belvedere spettacolare. Dalla piazzetta si prosegue il cammino attraverso un percorso di 171 scalini che porta a Positano. I pochi abitanti vivono in un posto paradisiaco ma in condizioni di vita davvero durissime. Basti pensare che il cuore del centro abitato si sviluppa intorno alla chiesa che è distante dalla strada carrozzabile almeno dieci minuti di faticosissime scalinate. Mi chiedo come facciano ad essere soccorsi nella sciagurata ipotesi di un malore. Ma la bellezza del panorama vale la difficoltà di vivere in un angolo così remoto: le case sono circondate da balconate che sembrano sospese nel vuoto e si affacciano sullo splendido paesaggio della costiera. Domenica abbiamo trascorso la giornata lì, ci siamo portati del cibo da casa e abbiamo mangiato lungo un sentiero verdissimo e panoramicissimo che si trova al di fuori del paese e costeggia un tratto di montagna. Potete immaginare il panorama incredibile che si gode da lassù: si vede tutta la costa amlfitana con i Galli in primo piano, poi la Baia di Ieranto, Punta Campanella e infine i Faraglioni. Abbiamo consumato il nostro frugale pasto sulle scale un po' nascoste di un Bed Breakfast, Villa Sofia, una costruzione isolata sperduta nello splendido scenario dei Lattari. Il proprietario ci ha visti e con mille gentilezze ci ha invitati ad entrare, ci ha offerto il caffè e uno squisito limoncello su una terrazza che si apre ad uno scenario naturale davvero favoloso.
Consiglio vivamente di andare a vedere questo posto.


Lungo la strada che da Positano conduce a Nocelle si trova Montepertuso, così chiamato per il caratteristico arco naturale scavato nella roccia.



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Lago di Telese


O verde e amena terra
dove nacque e crebbe
la mia nonna materna,
ricca di un fascino antico e malinconico
che il tempo e la mano dell'uomo
non è riuscito a scalfire,
non mi stancherò mai di ammirare
gli interminabili filari di vigneti,
 le colline verdissime
e le rive del lago,
profuse di una struggente malinconia



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Martedì scorso, nell'aliscafo che mi portava a Capri, mi è sembrato di rivivere le irripetibili emozioni dei miei lunghi voli verso l'Australia e la Polinesia. Quel leggero fluttuare mi ha fatto tornare alla mente sensazioni indescrivibili e ho ricordato il momento magico in cui l'aereo accelerava potentemente finché non si sollevava in alto per diventare padrone del cielo.

E lassù, quel dolce dondolio, mi trascinava fuori dalla realtà, in un'altra dimensione dove a dominare era la fantasia. Ricordo che osservavo tutto dal finestrino, specialmente se il cielo sotto di noi era sgombro di nubi e lasciava intravedere il mare, i paesi e i paesaggi che sorvolavamo.

La mia attenzione correva sempre al piccolo monitor posizionato sul sedile di fronte e cercavo di raccogliere tutte le informazioni possibili sul territorio che stavamo attraversando per dare un nome agli scenari incredibili che si aprivano ai miei occhi.

Ora mi mancano terribilmente quelle emozioni e più passa il tempo, più sento forte il desiderio di ripartire e mi pervade una sensazione di inquietudine al pensiero che sto sprecando la mia vita nella monotonia di giorni sempre uguali mentre ci sono esperienze bellissime da vivere nel mondo.

Il tempo se ne va veloce, io invecchio, si avvicina sempre di più l'ora della fine: chi mi restituirà quello che non ho potuto vivere?


 


Ora che ho visitato la Polinesia e l'Australia posso ancora di più declamare l'unicità dell'isola di Capri la cui bellezza e fastosità non può essere superata da nessun'altra isola al mondo.
Ieri ho fatto la mia consueta escursione primaverile a Capri ed è stata una giornata meravigliosa come tutte le giornate trascorse in quest'isola davvero unica.

giovedì 15 marzo 2012


Il mio giardino a metà maggio

Sono io che mi occupo del giardino e, credetemi, è un lavoro davvero faticoso. Anzitutto bisogna sradicare le erbacce che crescono intorno alle piante e smuovere la terra alla loro base, poi bisogna radere l'erba su tutta la superficie del giardino , infine bisogna mettere del concime ad ogni pianta perchè è essenziale alla loro salute e bellezza. C'è davvero un bel po' da fare, ma almeno finora, lo faccio volentieri. Io porto nel sangue l'amore per la terra e per le piante, forse me l'ha trasmesso mio nonno che sapeva tutto di giardinaggio. A volte accarezzo i fiori, le foglie e il tronco come se mi potessero sentire e così trasmetto loro tutto il mio amore.




Indietro nel tempo


Com'era diversa la mia vita da ragazza, vivevo in un guscio dorato finché un vortice impetuoso le ha cambiato drasticamente direzione e l’ha trasformata in pura sopravvivenza.

Di quei tempi il mio paese era piccolo e aveva una piacevole atmosfera bucolica: le case erano circondate dai campi e, in primavera, da distese fiammeggianti di papaveri; per le strade al posto delle auto circolavano le carrette trainate dai cavalli.

Noi bambini avevamo molto spazio per divertirci e un numero infinito di angoletti nascosti per giocare. La mia casa aveva due giardini molto grandi dove crescevano a profusione le mammole. Ricordo che, appena il rigore dell’inverno lasciava spazio all’aria tiepida e pregna di profumi della primavera, noi attendevamo il germoglio di questi fiori per farne grandi mazzetti con i quali profumavamo la casa.

Come si schiudeva bella e ricca di promesse la vita allora! Dove sono andati a finire tutti quei sogni? Ah, se potessi ritornare indietro nel tempo!

In paese tutti conoscevano la mia famiglia che era tra le più stimate e rispettate della zona. Mio nonno era proprietario terriero e dava lavoro a diversi coloni: la nostra casa era sempre piena di frutta, verdura, pane fresco, biscotti e dolci fatti in casa.

Mio padre, medico di famiglia, aveva un gran numero di pazienti che lo tenevano occupato quasi tutta la giornata e , a volte, anche la notte. Tutti lo stimavano e lo rispettavano quasi ai limiti della venerazione. Io mi sentivo una regina, ovunque andavo la gente mi riconosceva e mi diceva: “tu sei la figlia del dottore” serbando per me un rispetto che rasentava il servilismo. Così sono cresciuta con l’illusione di essere importante e che gli altri si dovessero sentire onorati della mia presenza.

Ma poi, col passare degli anni,tutto è cambiato: il piccolo paese si è trasformato in un caotico sobborgo di Napoli, sono usciti tanti medici, mio padre è invecchiato e infine mi sono sposata e mi sono trasferita in Abruzzo . Lì ho trovato un ambiente chiuso, quasi glaciale, per cui mi è risultato molto difficile ambientarmi. Allora è iniziata la fase più triste della mia vita, allietata solo dalla presenza delle mie bimbe il cui benessere occupava tutti i miei pensieri.

In quei posti di montagna ho sofferto terribilmente perché mi sono sentita emarginata, io che invece ero abituata ad una grande considerazione da parte di tutti. Ho sentito crollare improvvisamente tutto il mio mondo con la convinzione che la parte migliore della mia vita fosse irrimediabilmente finita. Tuttora vedo la mia vera vita proiettata solo nel passato anche se sono legatissima alle mie figlie.